• In modo radicale: Pasolini e il Sessantotto

    Pasolini aveva un modo rivoluzionario di interpretare (e di vivere) la storia: nell’incontro al Piccolo Teatro Grassi questa sua caratteristica emerge in tutta la sua forza.

    Dalla contestata poesia contro gli studenti che protestavano a Villa Giulia fino al sottovalutato articolo sui “capelloni” e sulla semiotica collegata, passando per la celebrazione di New York: anni interi riassunti in righe dense di significati nascosti e di sfumature quasi predittive. Una riscoperta incredibile, considerando che era stato in grado di tratteggiare il nostro presente con decenni d’anticipo. Pasolini, letto oggi, aveva un pregio impagabile: sapeva scrivere ciò che non volevamo sapere.

  • Grandi musiche per grandi film

    La fama di alcune colonne sonore supera a volte quella dei film per cui sono state composte: è certamente il caso della scaletta del concerto dell’Orchestra a plettro Città di Milano al Teatro Gerolamo, dove sia le musiche concepite per essere suonate da strumenti a plettro, come il Sirtaki di Zorba il Greco, sia più arditi adattamenti trasmettono l’armonia e la potenza delle versioni originali.

    La proiezione di spezzoni dei film accompagna l’esecuzione di ogni performance, aiutando lo spettatore a entrare in empatia con ciascuna composizione. Incredibile come certi motivi ci siano noti persino quando non conosciamo il film.

     

    Foto dal sito di Repubblica

  • Antigone e il senso della legge

    “Antigone” di Valeria Parrella è una riscrittura della celebre tragedia di Sofocle, è un mirabolante viaggio nell’anima umana, alla ricerca del senso perduto della libertà, ed è una strenua difesa dell’eutanasia e dell’insindacabile possibilità dell’uomo di scegliere.

    Antigone si batte per dare sepoltura al fratello alimentato artificialmente da anni, contro il volere del legislatore, suo zio, che ha espressamente vietato di anticipare la volontà degli dei e interrompere volontariamente la vita di Polinice. Antigone non rispetta la legge e viene per questo condannata al carcere a vita: dove arriva la necessità della norma e dove comincia la dignità umana?

    Ma non è la più bella delle opportunità che si danno a un uomo quella di ripensare a ciò che ha fatto, ascoltare ciò che l’altro dice, porre ogni giorno una coerenza nuova perché qualcuno ti ha aperto gli occhi?

  • “Orphèe et Euridice” al Teatro alla Scala

    Il mito di Orfeo e Euridice viene cantato in una rappresentazione moderna, semplice e immediata: musica e danza si intrecciano nel racconto di un amore così potente da sfidare la morte.

    Il canto struggente di Orfeo che piange la sua sposa Euridice, morta per il morso di un serpente, commuove infatti gli dei degli inferi, che gli permettono di scendere nell’Ade e riportare con sé l’amata, a patto però che non si volti a guardarla finché non saranno usciti dal regno dei morti. Euridice tenta di spingere Orfeo a voltarsi e lui, non potendo resisterle, la perderà per sempre.

     

     

    Foto di Marco Brescia & Rudy Amisano, dal sito del Teatro alla Scala

  • “Coniglio bianco/coniglio rosso” alla Fondazione Feltrinelli

    “Coniglio bianco/coniglio rosso” è molto più di uno spettacolo teatrale. È un esperimento, un lavoro di squadra, una provocazione. L’attore sale sul palco senza conoscere il copione e il pubblico entra in sala senza sapere se dovrà partecipare o meno alla messinscena.

    Quando Nassim Soleimanpour scrisse questo testo era il 2010, e da allora il suo “Coniglio” ha girato il mondo, senza regista e senza prove: un teatro spoglio e allo stesso tempo denso, che alla fine ci fa uscire in silenzio, immersi in parole che scavano in profondità e ci spingono oltre la nostra stessa concezione del mondo.

  • “Die Fledermaus” al Teatro alla Scala

    Per la prima volta alla Scala, il capolavoro di Johann Strauss (figlio) porta gli spettatori all’interno di una società frivola e ben caratterizzata, con personaggi spassosi e una regia dinamica e coinvolgente.

    La storia, divisa in tre atti, procede per bugie e inganni nella cornice di un macchinoso scherzo ai danni di Eisenstein organizzato per vendetta dall’amico Falke: al termine di una serata danzante, Eisenstein proverà a sedurre una misteriosa contessa ungherese senza sospettare che si tratta della moglie mascherata.

    Paolo Rossi, nella parte di Frosch (il guardiano del carcere), aggiunge all’opera viennese una comicità impagabile (e tutta italiana).

     

     

    Foto di Marco Brescia & Rudy Amisano, dal sito del Teatro alla Scala

  • “La Dame aux camélias” al Teatro alla Scala

    Vedere Svetlana Zakharova interpretare Marguerite Gautier nel balletto La Dame aux camélias al Teatro alla Scala è stato straordinario. Con la sua delicatezza ha saputo comunicare agli spettatori la sofferta dignità che contraddistingue la protagonista femminile del romanzo di Alexandre Dumas: una cortigiana d’alto bordo che per amore compirà il sacrificio più grande.

    La coreografia della travolgente passione tra Marguerite Gautier e Armand Duval (un Roberto Bolle altrettanto splendido) procede in un lungo flashback ed è caratterizzata da tre passi a due commoventi, in cui i due ballerini danno prova della loro abilità ma anche della loro perfetta intesa.

     

  • Andrea Chénier, storia di un amore

    Melodramma storico ispirato alla vita del poeta francese Andrea Chénier, sostenitore e vittima della rivoluzione francese, quest’opera racconta l’amore e la morte con toni appassionati. Chénier, innamorato della nobildonna Maddalena, viene denunciato dal geloso rivale e rivoluzionario Gérard e condannato al patibolo. Maddalena si sostituirà con un sotterfugio ad un’altra condannata e morirà con il suo amato; a Gérard, pentito della sua viltà, non resterà che piangerla.

    Le note dell’opera ci accompagnano delicate e struggenti in questa storia d’amore d’altri tempi, che esordì alla Teatro alla Scala nel 1896 e che ha saputo commuovere il pubblico, oggi come allora.

  • La banalità del male, dal saggio alla scena

    Durante uno degli incontri del ciclo La parola al teatro, curato da Giulia Valsecchi, è stato affrontato un testo fondamentale: “La banalità del male” di Hannah Arendt. Pubblicato nel 1963, è il resoconto del processo ad Adolf Eichmann che si tenne a Gerusalemme e che la scrittrice seguì come inviata del New Yorker.

    La versione teatrale, curata da Paola Bigatto, utilizza solo frammenti originali della Arendt: da 300 a 15 pagine, parole, precise, che sono già azioni sulla scena. Portato nelle scuole, è un testo che lancia una provocazione: il male è limitrofo alle nostre vite, allora e sempre.

  • Onegin, dai versi alla musica

    “Eugenio Onegin” venne scritto da Puskin tra il 1823 e il 1830 e racconta la travagliata storia d’amore tra lo sdegnoso Eugenio e l’ingenua Tatiana: la trama è semplicissima e accompagna il protagonista dallo scetticismo alla consapevolezza. 

    Da romanzo in versi, questo capolavoro è diventato poi anche opera e balletto, su musiche di Ciajkovskij: un grande omaggio a Puskin, che morì a soli 37 anni colpito in duello, condividendo il drammatico destino di uno dei personaggi principali dell’Onegin. 

    Roberto Bolle e Marianela Nunez hanno interpretato recentemente l’Onegin di John Cranko al Teatro alla Scala, con passione ed emozionante trasporto.