• “Coniglio bianco/coniglio rosso” alla Fondazione Feltrinelli

    “Coniglio bianco/coniglio rosso” è molto più di uno spettacolo teatrale. È un esperimento, un lavoro di squadra, una provocazione. L’attore sale sul palco senza conoscere il copione e il pubblico entra in sala senza sapere se dovrà partecipare o meno alla messinscena.

    Quando Nassim Soleimanpour scrisse questo testo era il 2010, e da allora il suo “Coniglio” ha girato il mondo, senza regista e senza prove: un teatro spoglio e allo stesso tempo denso, che alla fine ci fa uscire in silenzio, immersi in parole che scavano in profondità e ci spingono oltre la nostra stessa concezione del mondo.

  • “Die Fledermaus” al Teatro alla Scala

    Per la prima volta alla Scala, il capolavoro di Johann Strauss (figlio) porta gli spettatori all’interno di una società frivola e ben caratterizzata, con personaggi spassosi e una regia dinamica e coinvolgente.

    La storia, divisa in tre atti, procede per bugie e inganni nella cornice di un macchinoso scherzo ai danni di Eisenstein organizzato per vendetta dall’amico Falke: al termine di una serata danzante, Eisenstein proverà a sedurre una misteriosa contessa ungherese senza sospettare che si tratta della moglie mascherata.

    Paolo Rossi, nella parte di Frosch (il guardiano del carcere), aggiunge all’opera viennese una comicità impagabile (e tutta italiana).

     

     

    Foto di Marco Brescia & Rudy Amisano, dal sito del Teatro alla Scala

  • “La Dame aux camélias” al Teatro alla Scala

    Vedere Svetlana Zakharova interpretare Marguerite Gautier nel balletto La Dame aux camélias al Teatro alla Scala è stato straordinario. Con la sua delicatezza ha saputo comunicare agli spettatori la sofferta dignità che contraddistingue la protagonista femminile del romanzo di Alexandre Dumas: una cortigiana d’alto bordo che per amore compirà il sacrificio più grande.

    La coreografia della travolgente passione tra Marguerite Gautier e Armand Duval (un Roberto Bolle altrettanto splendido) procede in un lungo flashback ed è caratterizzata da tre passi a due commoventi, in cui i due ballerini danno prova della loro abilità ma anche della loro perfetta intesa.

     

  • Andrea Chénier, storia di un amore

    Melodramma storico ispirato alla vita del poeta francese Andrea Chénier, sostenitore e vittima della rivoluzione francese, quest’opera racconta l’amore e la morte con toni appassionati. Chénier, innamorato della nobildonna Maddalena, viene denunciato dal geloso rivale e rivoluzionario Gérard e condannato al patibolo. Maddalena si sostituirà con un sotterfugio ad un’altra condannata e morirà con il suo amato; a Gérard, pentito della sua viltà, non resterà che piangerla.

    Le note dell’opera ci accompagnano delicate e struggenti in questa storia d’amore d’altri tempi, che esordì alla Teatro alla Scala nel 1896 e che ha saputo commuovere il pubblico, oggi come allora.

  • La banalità del male, dal saggio alla scena

    Durante uno degli incontri del ciclo La parola al teatro, curato da Giulia Valsecchi, è stato affrontato un testo fondamentale: “La banalità del male” di Hannah Arendt. Pubblicato nel 1963, è il resoconto del processo ad Adolf Eichmann che si tenne a Gerusalemme e che la scrittrice seguì come inviata del New Yorker.

    La versione teatrale, curata da Paola Bigatto, utilizza solo frammenti originali della Arendt: da 300 a 15 pagine, parole, precise, che sono già azioni sulla scena. Portato nelle scuole, è un testo che lancia una provocazione: il male è limitrofo alle nostre vite, allora e sempre.

  • Onegin, dai versi alla musica

    “Eugenio Onegin” venne scritto da Puskin tra il 1823 e il 1830 e racconta la travagliata storia d’amore tra lo sdegnoso Eugenio e l’ingenua Tatiana: la trama è semplicissima e accompagna il protagonista dallo scetticismo alla consapevolezza. 

    Da romanzo in versi, questo capolavoro è diventato poi anche opera e balletto, su musiche di Ciajkovskij: un grande omaggio a Puskin, che morì a soli 37 anni colpito in duello, condividendo il drammatico destino di uno dei personaggi principali dell’Onegin. 

    Roberto Bolle e Marianela Nunez hanno interpretato recentemente l’Onegin di John Cranko al Teatro alla Scala, con passione ed emozionante trasporto. 

  • Piccole Compagnie crescono…

    Il Teatro Filodrammatici di Treviglio ha avviato il 30 aprile la Rassegna “Piccole Compagnie crescono…”, con l’obiettivo di dare spazio anche agli artisti che hanno formato la propria compagnia teatrale soltanto recentemente. Domenica 21 maggio il teatro ha ospitato la compagnia di Arzago d’Adda “I ragazzi di Gigi”, che hanno messo in scena il musical “La Bella e la Bestia”.
    È stata una serata emozionante, sia perché la sala era gremita, a sottolineare l’interesse per questo tipo di iniziative, sia perché tutto, dalla scenografia ai costumi, dalla regia all’audio, è stato curato dai ragazzi.
    Un impegno incredibile, meritatissimi applausi!

  • “Il Dio di Roserio” e l’agonismo disperato

    “Il Dio di Roserio” è il romanzo d’esordio di Giovanni Testori, pubblicato da Einaudi all’interno della collana dei Gettoni nel 1954. Testori racconta il ciclismo portando il lettore in sella alla bicicletta di Sergio Consonni, gregario di Dante Pessina, e poi in mezzo alla strada, descrivendo il paesaggio, la fatica e i pensieri dei due compagni, i gesti ricorrenti della corsa, le voci dialettali che si intrecciano, la fisicità estrema della gara. Sembra davvero di essere investiti dalla velocità dei due ciclisti e Fabrizio Gifuni, nel suo spettacolo al Franco Parenti, rende il ritmo folle del primo capitolo magnificamente.

  • Le molte vite dei teatri milanesi

    Prima di essere teatri, il Carcano, il Libero, il Verdi, il Litta, cos’erano? Incuriositi dalla domanda abbiamo fatto delle ricerche: il Carcano è nato come teatro d’opera ma nel 1948 è diventato un cinema (Arcadia) ed è tornato alla sua natura originaria solo negli anni ’80. Il Teatro Libero era una sala prove di danza e forse ne conserva ancora la leggerezza. Il Teatro Verdi è nato come sala da concerti ma è stato anche ristorante, bar e sala da ballo; il Litta, il teatro più antico di Milano, fa parte del palazzo Litta, centro culturale nevralgico della città.

  • “Romanzo teatrale”, una finestra sul teatro

    Dopo aver visto Collaborators, il bellissimo spettacolo sul rapporto tra Bulgakov e Stalin al Teatro dei Filodrammatici a Milano, abbiamo cominciato a informarci sull’attività di drammaturgo dell’autore de Il Maestro e Margherita. Oltre ad aver scoperto che poche delle sue opere teatrali vennero davvero messe in scena, a causa della censura, ci siamo imbattuti nel suo libro Romanzo teatrale, in cui Bulgakov descrive con toni vivi le difficoltà che si incontrano muovendosi nel mondo del teatro. Incredibile ritratto del Teatro d’Arte di Mosca, il libro funge anche da denuncia della censura, che ne esce ridicolizzata e svuotata di senso.