La banalità del male, dal saggio alla scena

Durante uno degli incontri del ciclo La parola al teatro, curato da Giulia Valsecchi, è stato affrontato un testo fondamentale: “La banalità del male” di Hannah Arendt. Pubblicato nel 1963, è il resoconto del processo ad Adolf Eichmann che si tenne a Gerusalemme e che la scrittrice seguì come inviata del New Yorker.

La versione teatrale, curata da Paola Bigatto, utilizza solo frammenti originali della Arendt: da 300 a 15 pagine, parole, precise, che sono già azioni sulla scena. Portato nelle scuole, è un testo che lancia una provocazione: il male è limitrofo alle nostre vite, allora e sempre.

One thought on “La banalità del male, dal saggio alla scena

  • Reply Giulia 30 Novembre 2017 at 15:10

    Grazie, cara Elisa. Hai ben riassunto l’origine e la forza del lavoro di Paola Bigatto a partire dal genio lucido e lirico di Arendt.

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